Un data center sotterraneo in Italia, costruito a 100 metri di profondità dentro una montagna del Trentino, sta cambiando il modo di immaginare le infrastrutture digitali. Si chiama Intacture, si trova a Predaia e combina supercalcolo, intelligenza artificiale ed efficienza energetica in un progetto unico nel panorama europeo.
Immaginate una montagna apparentemente normale. Roccia, boschi, silenzio. E immaginate che, proprio sotto i vostri piedi, migliaia di componenti elettronici elaborino informazioni, alimentino applicazioni di intelligenza artificiale e custodiscano enormi quantità di dati.
Non è fantascienza: succede davvero in Trentino.
Il progetto Intacture, inaugurato il 23 giugno 2026, torna al centro dell’attenzione oggi, 15 ottobre, durante la Settimana per l’Energia e la Sostenibilità di Confartigianato.
Ma perché costruire un’infrastruttura digitale nel sottosuolo? E quali vantaggi può offrire una montagna quando si parla di consumo energetico?
Dove si trova il data center sotterraneo in Italia?
Il data center sotterraneo in Italia che sta attirando l’interesse del settore tecnologico si trova a Predaia, in Val di Non, provincia di Trento.
Il suo nome completo è Intacture – The Natural Home of Data ed è stato realizzato all’interno di una miniera di dolomia ancora attiva.
Si tratta del primo data center europeo costruito in un sito estrattivo operativo, secondo quanto comunicato dalla Provincia autonoma di Trento.
Le sale server si trovano a circa 100 metri di profondità. Gli ambienti ospitano sistemi informatici avanzati, apparecchiature per l’archiviazione e una piattaforma di supercalcolo dedicata anche all’intelligenza artificiale.
Il progetto è stato sviluppato da Trentino DataMine, attraverso una collaborazione tra l’Università di Trento e imprese del territorio.
L’investimento supera i 50 milioni di euro, dei quali 18,4 milioni finanziati attraverso il PNRR.
Un’infrastruttura che dimostra come innovazione digitale e valorizzazione del territorio possano svilupparsi insieme.
Perché costruire un data center dentro una montagna?
La risposta riguarda principalmente tre aspetti: temperatura, efficienza energetica e protezione delle infrastrutture.
I data center tradizionali contengono grandi quantità di server che lavorano continuamente.
Queste apparecchiature consumano elettricità e producono calore. Per evitare surriscaldamenti, servono sistemi di raffreddamento efficienti e affidabili.
A Predaia, invece, esiste una caratteristica naturale particolarmente favorevole: la roccia mantiene una temperatura di circa 12 °C.
Questo permette di sfruttare il cosiddetto free cooling, cioè il raffreddamento che utilizza condizioni ambientali favorevoli per ridurre il lavoro degli impianti meccanici.
Secondo i dati ufficiali del progetto, il raffreddamento naturale può essere utilizzato per circa il 75% dell’anno.
Significa che la montagna contribuisce concretamente a ridurre il fabbisogno energetico necessario per controllare le temperature.
Non elimina il consumo elettrico, ma permette di gestirlo in maniera più efficiente.
Data center sotterraneo in Italia: quanto consuma Intacture?
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda proprio il rapporto tra tecnologia ed energia.
Intacture è stato progettato per utilizzare elettricità proveniente al 100% da fonti rinnovabili, prevalentemente idroelettriche locali.
Il sistema di raffreddamento impiega un circuito chiuso, con consumo operativo d’acqua dichiarato pari a zero.
Inoltre, il centro presenta un indice PUE di progetto inferiore a 1,25.
Il PUE, acronimo di Power Usage Effectiveness, è un parametro utilizzato per misurare l’efficienza energetica dei data center.
Più il valore si avvicina a 1, minore è l’energia richiesta dai servizi ausiliari rispetto a quella direttamente utilizzata dai sistemi informatici.
Secondo i dati divulgati dalla Provincia autonoma di Trento, Intacture presenta un’efficienza energetica dichiarata superiore del 30-40% rispetto alla media europea dei data center tradizionali.
Questi valori descrivono le caratteristiche tecniche e gli obiettivi prestazionali comunicati dai promotori, non un’assenza totale di consumi o emissioni.
Rappresentano comunque un esempio concreto di progettazione orientata a contenere gli sprechi energetici.
Intelligenza artificiale ed energia: perché il futuro digitale consuma così tanto?
Ogni volta che utilizziamo un servizio cloud, chiediamo qualcosa a un’intelligenza artificiale oppure archiviamo documenti online, entriamo in contatto con infrastrutture digitali.
Dietro operazioni apparentemente semplici lavorano processori, memorie, reti e sistemi di archiviazione.
Il crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale richiede capacità di calcolo sempre più elevate e, di conseguenza, un’attenta gestione delle risorse energetiche.
Per questo il settore sta cercando nuove soluzioni: sistemi di raffreddamento più efficienti, approvvigionamento rinnovabile e localizzazioni strategiche.
Il data center sotterraneo di Predaia rappresenta una risposta interessante a questa esigenza.
Anziché considerare l’ambiente circostante come un ostacolo, il progetto utilizza le caratteristiche del territorio come parte della soluzione tecnologica.
Una scelta che potrebbe ispirare nuove infrastrutture, pur non essendo replicabile automaticamente ovunque.
Una miniera trasformata in infrastruttura tecnologica
Il fascino di Intacture nasce anche dal contrasto tra due mondi apparentemente lontani.
Da una parte una miniera, luogo storicamente associato all’estrazione di materiali. Dall’altra server e sistemi di supercalcolo destinati all’economia digitale.
La costruzione ha richiesto interventi ingegneristici importanti.
Secondo i dati ufficiali, sono stati estratti e riutilizzati circa 63.000 metri cubi di roccia e posati oltre 54 chilometri di cavi nella prima fase.
Le gallerie operative si sviluppano per circa 170 metri.
La posizione sotterranea offre inoltre una protezione fisica naturale, affiancata da sistemi specifici per garantire sicurezza e continuità operativa.
Questo non significa che un data center sottoterra sia automaticamente invulnerabile, ma evidenzia quanto la progettazione possa contribuire all’affidabilità delle infrastrutture digitali.
Il 15 ottobre Intacture protagonista della sostenibilità
Giovedì 15 ottobre 2026, il data center di Predaia è al centro dell’iniziativa “Energia per il futuro digitale: quando innovazione e sostenibilità progettano insieme”.
L’appuntamento, promosso nell’ambito della Settimana per l’Energia e la Sostenibilità di Confartigianato, è dedicato al rapporto tra trasformazione digitale, consumi energetici e competitività delle imprese.
Il confronto parte da una domanda sempre più attuale: come sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale senza utilizzare inutilmente energia, acqua e territorio?
Intacture offre un caso concreto sul quale ragionare, mostrando come le scelte progettuali possano incidere sull’utilizzo delle risorse.
Il tema interessa anche le piccole e medie imprese, sempre più coinvolte nella digitalizzazione e nella transizione energetica.
Cosa insegna il data center sotterraneo in Italia sul risparmio energetico?
La storia di Intacture contiene una lezione che va oltre le grandi infrastrutture informatiche.
L’efficienza energetica non dipende soltanto dalla quantità di energia prodotta, ma anche da come questa viene utilizzata.
Vale per un data center, per un’industria e per le nostre abitazioni.
Monitorare i consumi, scegliere tecnologie efficienti, valutare le fonti rinnovabili e limitare gli sprechi sono azioni che possono contribuire a una gestione energetica più consapevole.
In questo contesto anche il fotovoltaico, i sistemi di accumulo e l’analisi delle esigenze energetiche possono assumere un ruolo importante, quando adeguati al singolo caso.
Per Be One, raccontare esempi come Intacture significa osservare come l’innovazione possa trasformare il rapporto tra tecnologia ed energia.
Conclusione: il futuro dell’energia passa anche sottoterra
Il data center sotterraneo in Italia realizzato a Predaia rappresenta un esempio di incontro tra ricerca, ingegneria e sostenibilità.
A 100 metri sotto una montagna del Trentino, la temperatura naturale della roccia contribuisce al funzionamento di un’infrastruttura dedicata alle tecnologie digitali più avanzate.
Una dimostrazione di come il futuro non richieda necessariamente soltanto nuove risorse, ma anche un modo più intelligente di utilizzare quelle disponibili.
Perché la vera innovazione non consiste soltanto nel produrre più energia, ma nel riuscire a sprecarne sempre meno.



